Agoniya (1981)

Scritto da J. Doinel il sabato, ottobre 23, 2010 con 2 commenti
Certamente in tutta la storia russa la figura di Rasputin fu una delle più controverse e  allo stesso tempo una delle più affascinanti.
Per chi non lo sapesse Rasputin era un mistico russo che attraverso la sua reputazione di guaritore riuscì a entrare in contatto con l'ultima famiglia imperiale Romanov aiutando il piccolo Alessio, figlio dello zar Nicola II, affetto da emofilia. I miglioramenti del piccolo Alessio sono tutt'oggi inspiegabili, c'è qualcuno che ha teorizzato due ipotesi scientifiche: la prima parla delle capacità ipnotiche di Rasputin che permettevano al battito del cuore del bambino di rallentare, l'altra teoria parla di una coincidenza dell'arrivo di Rasputin con l'uso dell'aspirina da alcuni medici di corte. Tuttavia si sono verificati altri strani episodi che smentiscono quest'ultima ipotesi.
La madre, zarina Alessandra, era una personalità molto superstiziosa e convinse Nicola II ad appoggiare e sostenere Rasputin esaudendo tutte le sue richieste e smentendo, a suo tempo, tutto il suo libertinaggio con le aristocratiche russe.
Quando però dopo il 1914 con lo scoppio della prima guerra mondiale il governo andò in crisi per le sconfitte dell'esercito russo sul fronte orientale ma soprattutto per la rete clientelare che Rasputin stesso aveva creato, una congiura ordita dal granduca Dmitrij Pavlovič, dal principe Feliks Feliksovič Jusupov e dal deputato conservatore Vladimir Mitrofanovič Puriškevič, decise di assassinare il mistico.



Elem Klimov racconta questa storia terribilmente romanzesca sospesa tra vita e morte, proprio come un'agonia, influenzato sicuramente nella stesura della sceneggiatura e nella direzione degli attori dal teatro dell'assurdo, non a caso alcuni isterismi e manierismi mi hanno ricordato il miglior Zulawski. L'uso di una fotografia tenebrosa e asciutta rende le atmosfere avvolgenti e inquietanti come l'impatto visivo delle tele di Bosch e Goya. E' evidente la grande dedizione che Klimov riversa per la composizione dei suoi fotogrammi, l'opera sembra proprio una tempesta di luci soffocate da ombre, di volti languidi di purezza e assetati di potere che invadono le inquadrature con morbosità (a questo proposito ho trovato di particolare impatto la sequenza in cui Rasputin viene incastrato dai monaci ortodossi), frequenti sono i primi piani diretti all'obbiettivo che è una caratteristica che nel cinema di Klimov ritornerà nei suoi successivi film, e sottolineo, anche con maggiore consapevolezza. Quello che per l'appunto si ha la sensazione che manchi in questo film è proprio un'impronta introspettiva e un'indagine quindi  più realistica che permetta a chi guarda di motivare il parossismo delle immagini. Il risultato quindi è audiovisivamente potente ma troppo caricaturale e distante a una partecipazione emotiva completa. Tuttavia il  finale grottesco dell'assassino e l'interpretazione di Aleksei Petrenko che anche per la sua fisicità somiglia in modo impressionante a Rasputin, penso valgano da sole la visione dell'opera cha ha in sè una suggestione tutta singolare.


Categories: